venerdì 1 dicembre 2023
03.05.2012 - REDAZIONE

Vallecrosia: quale futuro per i Comuni italiani?

Il Sindaco Armando Biasi e l'assessore al Bilancio Fabio Perri (foto) riflettono sullo stato di salute dei "comuni" italiani. Comunicato Stampa

In qualità di Sindaco di Vallecrosia da alcune settimane ho serie difficoltà nel comprendere il ruolo che il Governo centrale vuole assegnare ai Noi Sindaci e a tutti gli Amministratori locali.

Prendo atto che siamo stati lasciati da soli e in prima linea ad affrontare tutte le problematiche sociali, culturali ed economiche che i nostri  concittadini devono vivere nella quotidianità.

Ogni settimana ricevo in Comune o incontro in città sempre più persone con grossi problemi derivanti dalla perdita del posto di  lavoro con la conseguente impossibilità di assolvere al pagamento delle varie bollette o dell’affitto di casa.

Negli ultimi anni abbiamo assistito in modo inesorabile al taglio dei trasferimenti dal Governo centrale agli Enti locali, così come  l’eliminazione delle previsioni normative che garantivano l’autonomia organizzativa dei Comuni, in particolare in materia di gestione del personale, indispensabile per far fronte ai servizi essenziali assicurati dai Comuni alla collettività.

L’anomalia  dal punto di vista economico è che i Comuni secondo i dati A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) presentano un saldo obiettivo positivo, ai fini del patto di stabilità interno, di ben 3 miliardi e 600 milioni, di cui 1 miliardo e mezzo da realizzarsi nel solo anno 2012; a ciò si aggiungono i tagli disposti sia dalla legge di stabilità per l’anno in corso che dal d.l. n. 78 del 2010 che ammonta ad un totale di 2 miliardi e mezzo. In altre parole, considerando anche i  tagli derivanti dall’ Ici, i Comuni possono disporre del 73 % della vecchia imposta.

Gli elementi per la predisposizione del bilancio di previsione non ancora sono disponibili; non sono pubblicati neppure i dati relativi alle attribuzioni da federalismo fiscale e neanche le stime dei M.E.F. relative all’ I.m.u., che generano la riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio.

Le modifiche della disciplina applicabile dell’ I.m.u. dal 2012 approvate in Parlamento, variano ulteriormente il tributo ed il relativo gettito a disposizione per ogni Comune aumentando l’incertezza negli Enti e nei contribuenti in merito agli adempimenti relativi.

Tutto ciò produce per il nostro Comune un ulteriore taglio ai trasferimenti di circa 600.000 euro; considerando che il costo per i servizi sociali ammonta mediamente alla somma di   450.000 euro e consente di garantire  assistenza ai minori, alle famiglie in difficoltà e  agli anziani, è palese la gravità della situazione. Forse queste persone non sono più degne di essere considerate cittadini italiani e quindi secondo tali logiche vanno abbandonate?

La scelta che ogni Sindaco ed Assessore al bilancio deve intraprendere,  relativamente all’aliquota per il pagamento dell’I.m.u.,  si trasformerà in una guerra tra poveri, in quanto si obbligherà gli Enti ad applicare la tariffazione massima per garantire i servizi base ed il pagamento degli stipendi dei dipendenti, senza poter svolgere le opere di manutenzione stradale, manutenzione del verde ed i servizi di cofinanziamento alla scuola pubblica.

In uno scenario come quello che si inizia a prospettare, diventa difficile e pericoloso svolgere al meglio il ruolo di pubblici amministratori a causa del clima di antipolitica che a ragione si è generato nel Paese, in quanto i partiti non hanno svolto il loro ruolo nel perseguire il bene degli Enti Locali.

Penso che sia ormai giunto il tempo che si distingua in modo netto tra chi fa solo politica e chi invece ogni giorno si occupa di Pubblica Amministrazione, a prescindere dalla provenienza  politica  di ognuno di noi.

Un cittadino ogni giorno ha come unico riferimento gli Amministratori locali, a quali vengono sottoposte ogni genere di problematiche ed esigenze, derivanti da  una società moderna che pone attenzione all’individuo.

Senza le risorse minime tutto ciò non sarà più possibile; il governo centrale deve avere il  coraggio di informare i cittadini sullo stato di emergenza delle casse dei Comuni e di come in un simile scenario non sarà più possibile aiutare la cittadinanza, così che si possa veramente prendere coscienza dello stato attuale delle cose.

Infine se ogni Sindaco ed ogni amministratore locale della nostra zona cominciasse a dialogare fuori dagli schemi politici, si potrebbe creare un movimento di opinione forte per lavorare in modo concreto su molte tematiche e problematicità che vedono la nostra Provincia in forte crisi.

Gli argomenti sui quali lavorare alla luce delle molteplici razionalizzazioni sono molti, tra i quali ricordiamo le problematiche inerenti gli ospedali e i servizi sanitari, il Tribunale di San Remo e di Ventimiglia, la Rete turistica, la crisi dell’ agricoltura, I.m.u., la viabilità, il comparto edile. Ma da subito bisogna avere il coraggio di sdoganarsi da vecchi retaggi campanilistici ed unirsi per affrontare uno dei peggiori momenti storici del nostro Paese.

 

 


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